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News : LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA
Inviato da Gennaro Piccolo il 23/5/2018 9:10:00 (1973 letture)

gif stupidoStupido: Persona sciocco, stolto, ottuso, idiota, cretino, che ha scarsa intelligenza, un ragazzo stupido - Melenso insulso che denota scarsa intelligenza - All'interno: LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley. Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono sicuro - Albert Einstein



gifstupOriginariamente il termine "stupidità" ha due accezioni distinte: una vede una condizione d'incapacità o insensibilità, indotta da meraviglia, sorpresa; l'altra una condizione duratura, come dire un handicap. Generalmente "stupidità" indica "incapacità" e "carenza", sul piano materiale e su quello morale. Carlo Maria Cipolla definisce lo stupido come "una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita".




Il termine deriva (sec. XIV) dal verbo latino stùpeo, ossia "son stordito, resto attonito". Lo "stupido" è infatti colui che non sa dominare il circostante, e le situazioni, con tutti i loro fenomeni: ne resta attonito, spiazzato. L'inetto descritto da Italo Svevo è un tipico esempio di "stupido": di fronte al bivio non saprà mai che direzione imboccare.




Nel latino il suffisso -idus, (da cui stupidus, "stupido") è proprio di aggettivi verbali col senso di qualità durevole. Da qui la prima controversia: la stupidità è uno stato costante, è un handicap?




Letteralmente stupidità ("stupiditas") indica torpore e intontimento. Oggi ne resta una traccia vaga: ad esempio la differenza fra "instupidito" (appunto intontito, infiacchito, mentalmente stanco) e "stupido". Gli antichi consideravano la stupidità una passione: subire gli avvenimenti senza avere potere su di essi. Così lo stupido era immobile di fronte alle situazioni. Il discorso è molto diverso per una cosa come i vizi, che sono misfatti, azioni moralmente riprovevoli: sottintendono necessariamente un'attività, da parte del "vizioso". Al contrario si può dire che l'accezione storica vede la stupidità come qualità. In senso caratterizzante, e in questo passiva.




Generalmente lo stupido è colui che ripete inconsciamente i propri errori, è incapace di correggerli, regolamentarsi. Non è in grado di scegliere che strada imboccare. "Molti fattori del comportamento umano, intrinsecamente diversi dalla stupidità, possono contribuirvi". In questo senso è giusto riferirsi a concetti come l'ignoranza, presunta "sorella" della stupidità. Non è il caso di una cosa come la paura, sentimento tipico nell'individuo "stupido" 




Certo compiere una "stupidaggine" è ben diverso dall'essere un individuo stupido. Imboccare la direzione "sbagliata" non fa l'uomo stupido. È scegliere di tentare, e non è stupido. È giusto ricordare questa differenza, ma si torna sempre allo stesso bivio:

compiere azioni stupide fa l'uomo stupido

l'uomo stupido può compiere solo azioni stupide.

La risposta al quesito è nell'evoluzione sociale della specie, nella civiltà e nei suoi linguaggi. 



Linguaggi, società, storia 




È necessario intendere le parole "stupido" e "stupidità" innanzitutto come convenzioni. I significati che gli attribuiamo sono patrimonio culturale degli uomini, e disegnano a ognuno di noi un'immagine comune. Immagine contingente alla nostra società.




Il linguaggio (specchio dell'evoluzione umana) può darci una chiave di lettura valida, ma per comprendere a fondo bisogna inserire lo "stupido" in un contesto sociale : metterlo in relazione con altri individui.




Come si tenda "ad etichettare come stupidi tutti i comportamenti che non rientrano nei nostri schemi mentali ordinariVero è che il significato della parola "stupidità" ha subito innumerevoli deformazioni, modificate da altrettante accezioni (la maggior parte delle quali in senso dispregiativo). Ha concentrato in sé moltissime caratteristiche degli esseri umani, ed è (più di altre parole) simbolo di mancanza, di "deficienza". È sinonimo di ignoranza e di superstizione, di un certo limite intellettuale. Lo stupido è colui che non utilizza, o non può utilizzare al meglio la propria intelligenza. È implicitamente, seppure in diverse misure, un portatore di handicap. Nella lingua corrente la parola ha via via perso il legame col concetto di stupore, accostandosi sempre più a "cretino": dal ben altro colore.
gifarf




Non a caso ormai, stupido è omologato a parole (anche gergali) come deficiente, idiota o tonto. Non più ad esempio a sciocco o ingenuo, dal tono più premuroso, mai necessariamente offensive.




Nell'antichità, quando il termine "stupido" era ancora profondamente legato al concetto di stupore, esso non aveva connotati negativi. Per comprendere meglio poniamo questo paradosso.




Due uomini del passato: uno dei due è immobilizzato da un bivio, e se ne sta ritto al centro di esso. L'altro uomo, che lo guarda mentre è in difficoltà, giudicando stupida la sua incapacità di scegliere quale direzione imboccare, se ne stupisce. Egli stesso di fronte ad un bivio, non sentendosi a ragione uno stupido, imboccherebbe una strada o l'altra. Quest'uomo è stupito dal fatto che ci si possa trovare in difficoltà di fronte ad un bivio; lo ritiene stupido. La stupidità degli altri infatti ci stupisce, non ci rappresenta, o così ci pare. Ma stupendoci di questa ingenuità, della stupidità dell'uomo immobile sul bivio, non siamo noi stessi degli stupidi?




Notiamo qui come il significato della stupidità sia incredibilmente dinamico. Non dovrebbe (in linea teorica) assumere connotati negativi: ne deduciamo allora come non abbia più senso oggi intendere la stupidità come conseguenza di meraviglia. Ha perso la sua dinamicità. Per comprendere i significati odierni dobbiamo addentrarci ancora.




La contraddizione, lo scontro di due concetti ugualmente validi, è forse alla base della stupidità. Come già detto è perfettamente rappresentata dall'immagine del bivio, d'accordo: due direzioni vicendevolmente irrinunciabili, e per questo eternamente critiche (metteranno e manterranno l'individuo in questione in uno stato di stupidità, verosimilmente in eterno.



Se ne può dedurre che l'uomo stupido è per propria stessa natura privo di libertà.




È privo della capacità di scegliere. È privo della capacità di discernere. Senza possibilità di distinguere non accumula esperienza. Di fronte ai fenomeni del mondo non sa agire, né soprattutto può interagire. Si nega lui stesso la coscienza? C'è da chiedersi se non siano anche forze maggiori a negargliela. Nella letteratura di Italo Svevo, e dei suoi contemporanei, l'inetto era portato a scegliere autonomamente la stupidità, per fuggire al male del mondo; vi si rinchiudeva per sfuggire alla società circostante. O ancora: i grandi Leader del passato, alcuni di loro, hanno indotto intere masse a compiere azioni che si possono considerare a posteriori stupide. Un esempio (su cui riflettere) è la morte di tutta la gioventù di secoli e secoli, mandata al suicidio fanatico della guerra, sul campo di battaglia. Uomini e donne ai quali, dalla veemenza degli oratori, è stata annichilitala la capacità di scegliere.




Ma gli stessi Leader hanno commesso grandi errori, considerati a posteriori stupidi. Così un gesto di intelligenza e di esperienza si rivela ai fatti, solo più tardi, una stupidaggine. Altrettanto è vero che ciò che un individuo trova stupido non lo è universalmente. Riflettendo sulla nostra cultura (cultura dei consumi spiccatamente occidentale, ora esportata anche in oriente) si notano alcune cose interessanti.




Il consumo è generalmente una delle fonti di reddito fondamentali per uno stato. È uno dei più grandi e sviluppati ingranaggi dell'economia moderna: innesta una nuova morale, una morale propria (che viene chiamata postmoderna) ed oggi come mai è un fenomeno di portata macroscopica, tanto da influire (con le arti creative del marketing) sulla capacità di scegliere degli indiv
gifluceidui. Nella società contemporanea è necessario scegliere quale prodotto acquistare, lavorare per comprarlo e contribuire al normale funzionamento della macchina. Uno dei valori fondamentali della nuova impostazione morale degli uomini è la necessità di consumare, per non rallentare l'economia. Come già detto è necessario.



Oggi dunque non scegliere (e implicitamente rallentare questa macchina) è considerato stupido.




Parlando dunque della stupidità come giudizio contingente alla società, tanti dubbi sono chiariti. Contrapponendosi a questa morale, nella quale è stupido evitare di scegliere (e acquistare i prodotti), si viene meno al presunto “dovere dell’individuo di contribuire allo sviluppo dell’economia”. Stupido in questo contesto è colui che evita di scegliere (Vita liquida di Zygmunt Bauman).




Al contrario però, agli occhi di colui che sceglie deliberatamente di non scegliere, lo stupido è proprio chi consuma. È esattamente colui che sceglie, lo stupido. La situazione è completamente ribaltata. È qui che ritorna la dinamicità della parola, per il semplice fatto che si fonda su dei valori, come già detto. È stupido colui che rifiuta o contraddice i nostri schemi ordinari. In passato la stupidità non è sempre consistita nel non scegliere. Molti uomini non avevano la capacità di scegliere, nel caso per esempio di un contadino i propri interessi; né addirittura la propria vita. Stupido era opporsi allo stato di cose: nel più dei casi si finiva col farsi uccidere.



Senza la possibilità di scegliere è impossibile essere considerati individui stupidi.




La stupidità non andrebbe assolutamente intesa come contrario dell'intelligenza, quando si risolve in un gesto, in un'azione stupida. Tante cose lo dimostrano. Atti avventati, le grandi sviste della storia, errori apparentemente "stupidi": hanno dato agli uomini la coscienza che li contraddistingue.




Nella religione il celebre gesto di Adamo: afferrò la mela contro la volontà di Dio e soprattutto contro i propri interessi. Il gesto stupido per eccellenza.



 La stupidità come morbo 




A posteriori dunque possiamo dire che la "stupidità" sa essere una via di progresso.




Ed è anche un enorme strumento di potere, soprattutto in senso di controllo. Per esempio quando viene sfruttata per influenzare l'opinione pubblica (basti pensare a un fenomeno come la demagogia). Assume valori molto diversi, a seconda di dove lo s'inserisca: o una certa "condotta", morale e fisica; o una semplice apparente carenza d'intelligenza da parte d'un individuo; o ancora un probabile "handicap", nel senso più esclusivo possibile. Ma è una malattia?




Uno studio dell'università inglese di Exeter ha identificato un'area nel cervello (nella regione temporale della corteccia) che si attiva per non ripetere un errore già commesso. Se alla base della stupidità ci fosse un'anomalia di questa regione?




Gli studi possono chiarire molti dubbi al riguardo. Ma potranno crearne di nuovi. Una scoperta del genere, se confermata, ribalta la situazione. La stupidità è innegabilmente avvalorata come handicap.




Che "la stupidità" trovi la sua giusta definizione, nei limiti in cui possa davvero esisterne una, è tutto da stabilire. Indubbiamente è uno dei temi prediletti di letterati e filosofi. Ed è considerata in più casi il male maggiore, nel panorama della qualità umane. Basti pensare a tutto ciò che ne ha detto Oscar Wilde.



 Stupidità e religione cristiana 




Nel Vangelo di Marco la stupidità (o "stoltezza") è accomunata ad altre forme di peccato. Il termine ricorre anche nell'Antico Testamento: nel libro dell'Ecclesiaste è scritto "Il numero degli stolti è infinito"




L'argomento è negletto per la Chiesa cattolica nel complesso. Pare che l'ultima apparizione nei documenti ecclesiastici ufficiali del termine "stolti" inteso come peccatori risalga alla bolla contro Lutero di Papa Leone X nel 1520 intitolata "Exsurge Domine!".[senza fonte] è necessario precisare che il termine "stoltezza" usato nel Vangelo, intendeva indicare l'andare controcorrente di chi seguiva l'insegnamento di Cristo. Quindi fare intendere il termine come sinonimo di "stupidità" non è esatto.



 Stupidità e diritto 




Nel Codice penale italiano l'articolo 61 prevede l'elevazione della pena fino a un terzo se esiste l'aggravante "per futili motivi". Qualcosa di simile esiste nella "Common Law" dei paesi anglosassoni. Entrambi hanno radici nella antica cultura giuridica romana.



 Il tema della stupidità nella letteratura 




Nel corso dei secoli (da Euripide a Immanuel Kant a Carlo Maria Cipolla, da sempre insomma) il discorso sulla stupidità ha aperto al territorio di innumerevoli riflessioni, e interpretazioni. Il tema del "divertissement" per esempio. L'evasione "senza senso" proposta da Pascal: la stupidità come difesa contro l'assillo dei grandi problemi sul senso della vita. Lo stesso Umberto Eco, nel suo "Il pendolo di Foucault", inserisce spesso una riflessione sulla stupidità. Ancora il tema della chiacchiera-curiosità-equivoco in Martin Heidegger. O Giovenale, antica Roma, poeta satirico e professore di retorica. Egli intitolò la propria quarta satira: "Uso stupido del potere"




Anche nella pedagogia si sviluppa il tema della stupidità, ed è molto articolato. Per fare un esempio: Comenius (Johan Amos Komenskẏ). In un proprio brano, l'educatore e pedagogista ceco si fa promotore dei meno dotati, considerandoli giustamente svantaggiati (e più bisognosi quindi di sostegno, rispetto ad altri).


piccolo saggio intitolato


LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA


di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley













I grandi personaggi carismatici/demagoghi



moltiplicano/attirano gli stupidi trasformandoli



da cittadini pacifici in masse assatanate


 


Quando la maggior parte di una società



è stupida allora la prevalenza del cretino



 diventa dominante ed inguaribile



















Fatti:


1. gli stupidi danneggiano l'intera società;


2. gli stupidi al potere fanno più danni degli altri;


3. gli stupidi democratici usano le elezioni per mantenere alta la percentuale di stupidi al potere;


4. gli stupidi sono più pericolosi dei banditi perché le persone ragionevoli possono capire la logica dei banditi;


5. i ragionevoli sono vulnerabili dagli stupidi perché:


   * generalmente vengono sorpresi dall'attacco;


   * non riescono ad organizzare una difesa razionale perché l'attacco non ha alcuna struttura razionale.


Prima Legge


Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione:



a) persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio;



b) giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni.



E’ impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo.


Seconda Legge


La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l'aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.


Se studiamo la percentuale di stupidi fra i bidelli che puliscono le classi dopo che se ne sono andati alunni e maestri, scopriremo che è molto più alta di quello che pensavamo. Potremmo supporre che è in relazione con il basso livello culturale o col fatto che le persone non stupide hanno maggiori opportunità di avere buoni lavori. Però se analizziamo gli studenti ed i professori universitari (o i programmatori di software) la percentuale è esattamente la stessa.


Le femministe militanti potranno arrabbiarsi, ma la percentuale di stupidi è la stessa in ambo i sessi (o in tutti i sessi a seconda di come si considerano).


Non si può trovare nessuna differenza del fattore Y nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera.


Terza Legge


Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.


Quarta Legge


Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.


Quinta Legge


La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.  

Questa è probabilmente la più comprensibile delle leggi per la conoscenza comune che la gente intelligente, per quanto possano essere ostili, sono prevedibili mentre gli stupidi non lo sono. 


  



Inoltre il suo Corollario di base: "Una persona stupida è più pericolosa di un bandito" ci conduce all’essenza della Teoria del Cipolla. Esistono quattro tipi di persone in dipendenza del loro comportamento in una transazione:


- Disgraziato (Sfortunato): chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro


- Intelligente: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro


- Bandito: chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro


- Stupido chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita







Il Professor Cipolla usa un diagramma come quello della figura 1.


L’asse delle X misura i vantaggi ottenuti dalle proprie azioni.


L’asse delle Y misura i vantaggi ottenuti da altri a causa delle proprie azioni.


Chiaramente, le persone nel quadrante I sono Intelligenti, le persone nel quadrante B sono i Banditi, le persone nel quadrante D sono i Disgraziati o Sfortunati, e le persone nel quadrante S sono gli Stupidi.


E’ anche abbastanza chiaro che a seconda della loro ubicazione in questa sistema le persone avranno un maggiore o minore grado di stupidità, intelligenza, banditismo, ecc.  Si può sviluppare un’ampia varietà di combinazioni come i banditi intelligenti e i banditi stupidi, dipendendo dal rapporto beneficio/danno. 


La quantità del danno dovrebbe misurarsi dal punto di vista della vittima e non del bandito, e ciò fa che la maggior parte dei ladri e criminali siano abbastanza stupidi.


Ognuno può utilizzare questo sistema per studiare la stupidità ed elaborare l’applicazione della Teoria del Cipolla in tutte le sue possibili varianti.  


Ma la storia non finisce qui.


Se tracciamo una linea diagonale fra gli assi, vedremo che tutta la zona che si trova in alto a destra di questa linea corrisponde ad un miglioramento nel bilancio totale del sistema, mentre gli eventi e la persone dell’altro lato si associano ad un peggioramento.


Si possono effettuare una varietà di analisi interessanti studiando le variabili in ciascuno dei quadranti come  Sd e Sb, lb e Id, Ds e Di, o in tanti subquadranti come uno desidera.


Per esempio la corda M nel lato inferiore destro della maglia delinea il bandito perfetto, uno che provoca esattamente tanto danno come a sua volta ne trae vantaggio. Ovviamente da ambo i lati della diagonale si trovano situazioni di banditi imperfetti. Bi corrisponde ai banditi intelligenti e Bs ai banditi stupidi.


In un mondo popolato esclusivamente da Banditi perfetti il sistema rimarrebbe equilibrato; i danni e i vantaggi si eliminano vicendevolmente. Lo stesso effetto si verificherebbe in un mondo popolato esclusivamente da Sfortunati perfetti.


Teoricamente le persone intelligenti forniscono il maggior contributo alla società in senso generale.  


Però, per quanto possa sembrare brutto, anche i banditi intelligenti contribuiscono ad un miglioramento nel bilancio della società provocando nel complesso più vantaggi che danni. Le persone sfortunate-intelligenti anche se perdono individualmente possono tenere effetti socialmente positivi.


Senza dubbio, quando la stupidità entra in scena, il danno è enormemente maggiore del beneficio a chicchessia. Ciò dimostra il punto originale: l’unico fattore più pericoloso in qualsiasi società umana è la  stupidità.


Cipolla segnala che, intanto che il fattore Y è costante nel tempo, come nello spazio, una società in ascesa tiene un percentuale maggiore di gente intelligente, come una società in declino tiene un allarmante percentuale di banditi con una forte fattore di stupidità (subquadrante Bs) fra le persone al potere ed egualmente un allarmante percentuale di sfortunati (area D) fra quelli che non sono al potere.


Cipolla osserva inoltre che le persone intelligenti generalmente sanno di esserlo, i banditi anche sono consci della loro attitudine e anche le persone sfortunate hanno un forte sospetto che non tutto vada per il verso giusto.


Ma le persone stupide non sanno di essere stupide, e questa è una ragione in più che li rende estremamente pericolose.


E questo fa ritornare alla domanda originale e dolorosa: sono stupido? Ho superato vari test di coefficiente di intelligenza con buoni risultati. Sfortunatamente, so come funzionano questi test e che non dimostrano niente.


Varie persone mi hanno detto che sono intelligente. Però neanche questo dimostra niente.


Queste persone possono essere forse molto considerate per dirmi la verità. O al contrario potrebbero star tentando di usare la mia stupidità per trarne vantaggio.


O potrebbero essere tanto stupidi quanto me.


Mi fermo con una piccola speranza: sono cosciente di quanto sono (o sono stato) stupido. 


E questo indica che non sono completamente stupido.





 




 




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