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Rubriche > DIALOGO CON L'EDITORE > Giornalisti venduti al regime e cronisti stupidi. Alcuni giornalisti sono scrittori, come gli imbianchini sono pittori
Giornalisti venduti al regime e cronisti stupidi. Alcuni giornalisti sono scrittori, come gli imbianchini sono pittori
Articolo di Giuseppe Piccolo pubblicato il 21/3/2014 (2122 Letture)
gifmuccaSpero sempre che i mass media italiani si sciolgano dai legami di una informazione di potere. C’è il potere del ricco che si serve di schiavetti per mantenere il proprio predominio. C’è il potere di partito che impone le sue regole di ferro. C’è il potere del padrone che paga perché si dica ciò che gli fa comodo. E c’è il potere ecclesiastico, che si serve di tutte le virtù canoniche perché vengano diffuse solo quelle verità che sono funzionali alla struttura religiosa. Qui l’inganno si fa bestemmia. 



Beh, c’è anche tanto analfabetismo nel campo dell’informazione, c’è approssimazione presuntuosa, c’è superficialità spudorata, c’è disonestà professionale. 


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Ci si improvvisa giornalisti, e l’uno copia dall’altro, senza un minimo sforzo di andare alle fonti. Una telefonata, due notizie in croce, e l’articolo è buttato giù, anche con gli apostrofi e gli accenti sbagliati, con le date inesatte, con i nomi e cognomi storpiati, e tutto il resto. Talora con una virgola fuori posto si può tradire il senso di una frase. Ma che importa?

Non parliamo poi delle virgolette che si aprono e si chiudono a piacere per confermare ciò che si presume sia stato detto o scritto dal tizio, caio o sempronio (anche interpretando maldestramente le parole per fare più colpo sui lettori). Basterebbero certe virgolette usate a sproposito per introdurre una querela. Ma come si potrebbe querelare tutti i giornali ecc. ecc.? Non ce n’è uno che si salverebbe! E così si lascia perdere, e così i mass media peggiorano di giorno in giorno, e così la disonestà professionale diventa prassi quotidiana con l’avvallo del nostro silenzio.


 Più che i cronisti, dobbiamo temere l’informazione al servizio del potere, che possiede una tale capacità professionale da farci credere una cosa per un’altra, da trovare tutti i sotterfugi di questo mondo per imbrogliare la gente. Ad esempio Berlusconi è stato finora sostenuto dai suoi giornali, che da anni, ogni giorno, battono sempre lo stesso chiodo: lui ha ragione, gli altri hanno torto, lui è onesto e i giudici sono dei venduti alla sinistra, lui è una vittima innocente e gli altri sono dei carnefici. E la gente alla fine ci crede, perché, come dice un detto latino, «Audacter calumniare, semper aliquid haeret» (“calunnia senza timore: qualcosa rimane sempre attaccato”). Le calunnie ripetute con arte alla fine producono degli effetti soprattutto sulla massa, che rimane perciò convinta, e di conseguenza vota anche i più corrotti. Da anni in Italia succede così. Da anni l’informazione berlusconiana ha fatto credere a milioni di italiani che le cose stanno diversamente dalla realtà dei fatti.
Da anni sto dicendo che siamo nelle mani di bastardi perversi calunniatori. Ma a pagarla sono stato io, perché, in tal modo, avrei creato odio. Odio! Capite? Certo ho creato odio verso la calunnia, o verso un sistema di calunnie. Che poi tra il sistema di calunnie e il personaggio Berlusconi si sia creata una tale simbiosi da non riuscire più a distinguere l’uno dall’altro, beh non è certo colpa mia. L’invito di Papa Giovanni a distinguere l’errore dall’errante l’ho sempre ritenuto e lo ritengo oltremodo valido e prezioso, ma come si poteva ad esempio distinguere Hitler dalla sua ideologia perversa di distruzione di massa?  Tanto da spingere la Chiesa Confessante (quella contraria al regime nazista) a progettare complotti contro la stessa persona di Hitler. Lo stesso Dietrich Bonhoeffer partecipò attivamente. L’avrei fatto anch’io! 




Anche qui, entra in gioco quel buonismo di carattere religioso o umanitario secondo cui la persona andrebbe sempre, in ogni caso, rispettata. La persona! Dio mio, che significa persona? Già dire “personaggio” è diverso. Il personaggio mette la persona in secondo ordine, o addirittura la mette fuori causa, per imporre la propria ideologia, il proprio potere, la propria tracotanza, alla faccia di tutte le persone di questo mondo. Vogliamo o no capire che in gioco ci sono invece milioni di innocenti, c’è in gioco il futuro dei piccoli? E la preoccupazione sarebbe quella di tappare la bocca a chi vuole combattere un regime di distruzione totale? Che m’importa della distinzione teorica tra persona e sistema, tra errante e errore, quando di mezzo c’è la libertà, c’è la democrazia, c’è il progresso umano-sociale di un Paese intero?

Non c’è solo una disinformazione nel campo sociale e politico, ma anche e soprattutto nel campo religioso. Qui non si tocca mai il fondo! Giornalisti che confondono il digiuno con lo sciopero della fame, giornalisti che non conoscono per nulla la terminologia ecclesiastica, il sistema organizzativo della Chiesa, i gradi gerarchici, per non parlare poi del contenuto teologico della fede.

Giornalisti che, appena apre bocca il Papa, subito scrivono cose assurde, facendogli dire ciò che non ha inteso dire, andando oltre il contesto di una frase o di una battuta. Se un papa non rientra nelle proprie simpatie, allora anche le cose buone assumono un significato ostile; se un papa invece è simpatico, allora qualsiasi cosa dica viene interpretato nel migliore dei modi.




Ancora oggi non mi sento di dire che Papa Francesco abbia una apertura di fede e di morale tale da sentirmi con lui in perfetta sintonia. Finora, a parte qualche battuta o qualche espressione che non va oltre la misericordia divina o la nostra comprensione umana, non ha ancora affrontato il campo di quei valori che da anni sto sostenendo e dei diritti civili da concedere a tutti, indistintamente dalla loro credenza religiosa. Ogni tanto butta lì una frase, che i giornalisti subito interpretano come grande apertura, ma non è così. Non illudiamoci. Non gli sarà facile affrontare certe tematiche. Sa di avere un forte consenso, e gli basta poco perderlo. Paolo VI, da tutti stimato all’inizio per le sue aperture, ha perso il consenso quando ha emanato l’”Umanae vitae”, in cui condannava la pillola.




Proprio per questo, il Papa ha bisogno di un altro consenso, ed è quello della Chiesa dissidente. Non è la prima volta che lo invito a riunire i vescovi, i preti e le suore, anche naturalmente i laici, che hanno della Chiesa una visuale più aperta, non in linea con quella gerarchica ufficiale. Li ascolti, e poi tragga le dovute conclusioni. La Chiesa gerarchica ascolti la Chiesa radicale, la Chiesa profetica, la Chiesa più dissidente.




Già i giornalisti sono quelli che sono, se poi anche la gente si fa un’idea sbagliata di un rinnovamento della Chiesa che non c’è ancora, allora le speranze si trasformeranno presto in delusioni.




Che questo Papa piaccia al mondo intero, è certamente consolante, ma lo aiuteremo nella sua difficile missione solo se sapremo cogliere in lui la sua grande volontà di dare una svolta alla Chiesa, partendo anzitutto da noi, dalle nostre comunità parrocchiali, dalle nostre diocesi. Se i vescovi continuano per la loro strada, che non si muove di un millimetro dal passato, che cosa di buono potremo aspettarci?




Tutti guardiamo a Papa Francesco, e aspettiamo da lui il miracolo (quale miracolo?), e poi i cristiani sono i primi a restare chiusi nel cerchio maledetto di una religiose asfittica e dis-Umana. Appena un prete esce da questo cerchio, guidando la propria comunità verso pascoli aperti, i primi a lamentarsi sono quei cocciuti cristianelli che bazzicano gli ambienti parrocchiali, come mummie o custodi di cimiteri dove non c’è scritto: Vivere memento, ma memento mori!




 


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