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Rubriche > MISTERI NASCOSTI > SONO STATA GEISHA E MADRE: Donne che amano troppo?
SONO STATA GEISHA E MADRE: Donne che amano troppo?
Articolo di Pina Callo pubblicato il 29/5/2011 (852 Letture)
Vi scrivo per sfogo ma anche per solitudine, nella speranza che la mia storia possa essere di aiuto ad altre donne come me... Alcuni ci definiscono 'Donne che amano troppo', cito il nome di un libro molto famoso che spesso è nominato a giusta causa in questo sito... Sono una delle tante donne provenienti da situazioni familiari disastrose, carenze affettive, emotive, privazioni, umiliazioni, violenza... Vengo da una famiglia che è stata molto agiata, quella che faceva parte della borghesia di qualche anno fa, da due genitori colti, molto colti, preciso questi aspetti perché a volte si pensa erroneamente che certe cose succedano esclusivamente in contesti apparentemente degradati o malsani... invece qui, malgrado l'apparente rispettabilità della mia famiglia, il degrado c'è e c'è stato, ma interno, sotterraneo, nascosto.


coppia2 Ho avuto due genitori assolutamente inadeguati, narcisisti, superficiali, cattivi e aguzzini... entrambi, ritengo, con problemi psichiatrici, e che malgrado ad oggi sembri il contrario (visto che sono separati) sono sempre andati all'unisono.Ho avuto due genitori che se solo avessi ritenuto giusta la legge italiana, e mi fossi sentita tutelata dalla stessa, li avrei denunciati insieme a mia sorella (per fortuna ho una sorella più giovane) e forse sarebbero ancora entrambi in galera.Non vedo quello che purtroppo biologicamente è mio padre da 16 anni, continuo invece ad avere contatti con quella che è mia madre, una madre- sorella che ad oggi non riesco a capire come abbia potuto permettere certe cose. Ho 35 anni e solo qualche giorno fa sono riuscita ad ammettere che ho avuto due genitori che purtroppo non mi hanno mai amata come tali, che non mi hanno voluto bene, ma che mi hanno tratta, ci hanno trattato, vale anche per mia sorella, solo come uno dei tanti oggetti che hanno distrutto o che hanno lasciato per strada. Ho 35 anni e mi sono separata ad agosto 2007 dopo 10 anni di relazione e 20 mesi di convivenza dalla persona che ritenevo fosse la persona che mi abbia amato più di tutti al mondo... peccato che le uniche persone che dovrebbe amarci veramente senza riserve sono i nostri genitori, e noi stessi... solo oggi dopo tanti anni lo capisco e sto cercando impararlo.Ho 35 anni è ho lottato molto per essere la persona che sono, per dinstiguermi in tutto e per tutto dalla mia famiglia, per essere una donna indipendente (credevo), una professionista nel mio lavoro, una gran lavoratrice, una compagna quando serviva, una madre (purtroppo) che risolveva, un'amante quando mi si richiedeva... Credevo di essermi riscattata dal letame da dove venivo, perché come dice De Andrè “...dal letame nascono i fiori...”... e vi assicuro che è proprio così... e invece mi ritrovo a 35 ad avere investito 10 anni della mia vita, la mia giovinezza, la mia bellezza, il mio talento, sulla persona sbagliata, ad avere dato tutto l'enorme amore che c'è dentro di me ad un superficiale, un egoista, ad un caso umano peggio me... A volte quando siamo abituate a certe cose si cercano e si accettano cose simili anche se negative, perché sono quelle che ci sono più familiari. Forse qualcuna si potrà riconoscere nella descrizione che darò di questo grande Amore, tanto grande quanta la sofferenza che lo ha sempre accompagnato. E' sempre stata una relazione che non ha mai avuto mezze misure nel bene e nel male, fin dall'inizio sono stata ossessionata da lui, prima dalla folle gelosia, poi dal sesso... pazzesco... bellissimo... poi dalla preoccupazione che mi derivava dai suoi problemi: insoddisfazione, dipendenze, stati altalenanti dell'umore, indecisione su tutto, estrema pigrizia, immaturità... poi dall'impresa di cercare di salvarlo (ero convinta che con il mio grande Amore sarei riuscita a renderlo una persona migliore! Perché lui era migliore!), poi sono passata alla frustrazione della sua indecisione nei confronti di me e della nostra relazione, ecc. ecc. ecc... e così sono passati 10 anni... tra una luna di miele durata due anni e mezzo facendo continuamente l'amore, simbolo di un'enorme, fatua estrema felicità, alle sue tante fughe(abbiamo vissuto in città diverse per 8 anni!), alle varie rotture, nel 2001, nel 2004... ma naturalmente sono sempre tornata da lui... finché un anno fa ho toccato il fondo, tra crisi isteriche e depressive, e ho cominciato ad accettare che forse dovevo smettere di farmi umiliare così... perché capirete che queste poche righe sono solo una sintesi di dieci lunghi anni di vita...Dieci anni. Io non so ancora se sono mai stata il suo futuro, sento come se avessi fatto tutto da sola... fino all'ultimo... è una persona assolutamente dipendente, fa parte di quegli uomini che se non hanno la fidanzata che gli risolve la vita, c'è una madre lì pronta in suo soccorso o chiunque altro, va bene chiunque, non c'è problema... così ho terminato la mia relazione con lui cercandogli una nuova casa, accompagnandolo a sceglierla (visto che la settimana prima di andarsene ancora non sapeva dove andare), preparandogli meticolosamente e con amore tutta la sua roba... Come la mamma che prepara la valigia al suo bambino che va in vacanza.Questo era il ruolo che mi era stato attribuito, che mi sono fatta attribuire, del quale all'inizio mi sentivo gratificata (pensa te!), mi sentivo amata per quell'attribuzione (!), poi col tempo capisci che te o un'altra sarebbe stato lo stesso, un ruolo di moglie-madre per il quale ho lottato anni per cambiarlo, ma non c'è stato versi malgrado la mia visibile sofferenza anche fisica. Sono una della tante donne che lavorano molto, appassionata del proprio lavoro della propria professione... ma naturalmente lui questo lo ha sempre ignorato, non era importante e dovevo comunque arrivare a fare tutto, perché se non lo facevo io nessun altro se ne sarebbe occupato. Non mi è stato risparmiato niente, dall'installare un'adsl, a fare la spesa, a cucinare, occuparmi della casa, occuparmi di lui, a organizzare e prenotare le vacanze, per non parlare dell'aspetto economico... più i miei impegni universitari prima, il mio lavoro totalizzante dopo... nessuna fatica, di nessun tipo in questi anni mi è stata risparmiata, né fisica né di altro tipo... e non sono neanche una persona che si può permettere di fare molti sforzi fisici visto che ho subito una grave incidente a 19 anni di cui porto ancora le conseguenze... ma a lui non è mai interessato. Perché lui poverino non ce la faceva. Punto.Quanto gli piaceva essere il poverino della situazione, essere compatito, però è stato furbo da trovare la persona giusta per poterlo fare... un ballo a due perfettamente sincronico fino al mio crollo! Adesso mi chiedo se forse non era veramente solo questo che voleva da me, un ruolo di madre-geisha... Punto. Naturalmente non lo saprò mai, se n'è andato o meglio l'ho accompagnato fuori dalla mia casa, con sua grande resistenza passiva, ma senza una motivazione valida perché avessi qualche dubbio per riprovare, ha subito la mia decisione come ha fatto con le mie frustrazioni in questi anni, ma naturalmente non ha mosso un dito perché cambiassi idea o per recuperare il rapporto, questo mai.La cosa bella è che è apparso a tutti come se io fossi la decisa a chiudere e lui l'uomo innamorato di cui mi sono voluta liberare. Adesso sono passate 10 settimane quando se n'è andato, o meglio da quando l'ho accompagnato fuori dalla mia casa, e dopo un senso di enorme liberazione, adesso sono caduta in depressione... è veramente molto dura, mi vergogno a dirlo ma mi sento molto sola, sento la mancanza di quest'uomo che in dieci anni non ha preso nessuna responsabilità nei miei confronti, nessuna ferma decisione o dimostrazione che fossi il suo futuro, come quello negli ultimi anni di negarmi di avere un figlio, una famiglia (adesso posso solo dire, per fortuna!), sento la mancanza di una persona che in parte è stato un carnefice, con la sua indifferenza, le sue chiusure, i suoi silenzi, la sua indecisione a prendere qualsiasi decisione sul nostro futuro (anche sul suo in verità), se non, dopo otto anni di mia insistenza, quello di trasferirsi a Firenze per una convivenza ovviamente fallimentare, con la sua debolezza e trascuratezza nei miei confronti... eppure si sente la mancanza anche di una persona così... Sono in analisi da otto mesi da un medico psicoterapeuta con il quale sto affrontando tutto quel mondo sommerso che mi ha permesso di farmi umiliare così, che mi ha permesso scambiare un calesse per vero Amore!... e pensare che nelle poche volte che abbiamo avuto contatti in questi due mesi non smette di dirmi che sono la persona più importante della sua vita, che sono una persona eccezionale, che mi vuole bene, che sono la persona a cui vuole più bene in assoluto, continua a chiamarmi con i miei tanti nomignoli... non smette di fare leva su ciò su cui sono più sensibile: quel vuoto, quel vuoto affettivo, che ancora non ho accettato non potrà mai essere colmato più da nessuno... ed io, come stasera, vorrei solo morire per non sentire più quelle parole che sono state solo parole al vento... un vento durato dieci anni. E passo dalla disperazione della sua perdita al rancore per la superficialità dell'inconsistenza del suo dire. Spero tanto che se qualche altra donna (ritengo ma non solo io, che questi atteggiamenti siano prettamente femminili) leggendo si riconosce in molti tratti di questa mia storia, consideri di interrogarsi su quel mondo sommerso che ci annega lentamente facendoci piano piano morire e ci fa accettare di amare enormemente uomini per noi sbagliati, egoisti, irresponsabili, irrisoltie immaturi.... sono decisamente molto pericolosi per donne come noi.Un carissimo saluto al Dott. Roberto Cavaliere per il suo enorme contributo con questo sito e con il suo lavoro, al problema delle Affective Addiction... Mi auguro che presto ci possa essere un seminario a cui poter partecipare.

Grazie per avermi ascoltata.



COMMENTI



Tu sei una donna forte e determinata. Riuscirai a superare anche questo trauma, perchè se sei riuscita a fare il passo di chiudere la relazione, la parte peggiore è passata..Io invece devo ancora trovare il coraggio di analizzare la mia di relazione, per capire se l'amore sia finito, o se sia solo un momento di crisi, o se sia prorpio come la tua di storia, in cui NOI, donne di per sè forti, ci leghiamo a casi umani, e non ne otteniamo nulla tranne l'ebbrezza iniziale di una storia perfetta, in realtà relazione a senso unico e distruittiva per chi ci mette il cuore...grazie, mi hai fatto pensare molto...In boccca al lupo, e stringi i denti...



Per quello che serve voglio darti la mia testimonianza. La tua storia potrebbe essere la mia, identica sofferenza, identica dipendenza. Anche quando se ne ha abbastanza, quel vuoto che abbiamo dentro reclama comunque il carnefice e non si riesce a vedere nulla della propria vita oltre a lui. Io ho fatto un grande lavoro su me stessa, sul rafforzamento dell'autostima, sull'accettazione anche dei sentimenti negativi, ecc. Ora dopo 7 mesi di abbandono definitivo, sai che ti dico, che sono FELICE di essere single. Sono felice di sentirmi libera da un'abitudine cosi' dannosa, sono felice di andare a dormire serena, mi godo le bellezze della vita che sento tutte per me, frequento persone che mi vogliono bene e vedo il futuro come un'enorme pagina bianca che e' li' pronta ad essere colorata ed a diventare un meraviglioso quadro. Lui c'e' ancora dentro di me, pero' e' piccolo, lontano, innocuo ed ora capisco che ho creato io quel mostro, che lo ho usato come strumento per farmi del male, che devo essermi voluta molto male per permettergli di torturarmi per tanti anni. Ho avuto una pessima madre, ma io posso essere ora amorevole ed accogliente con me stessa come la madre che avrei voluto, non ho avuto una famiglia che mi aiutasse, ma ora la mia famiglia e' composta dalle persone che mi vogliono bene, non e' vero che non c'e' nessuno che mi aiuta, perche' e' la vita che mi sostiene e mi accompagna senza lasciarmi mai sola. Non ho nemmeno un figlio, ma anche io sono una figlia che ha bisogno di una madre. Non porto nemmeno rancore per nessuno, ora sono adulta, posso scegliere, non mi sono mai resa conto del potere di queste parole; non ho subito il dolore: ho scelto consapevolmente o no di andarci incontro e restarci. Ma ora no ho IL POTERE DI SCEGLIERE quello che e' meglio per me ed auguro a te e a tutti i malati d'amore di ritrovarlo presto. T.



...sono commossa, emozionata dai vostri commenti... non ci sono parole per esprimere il sentimento di solidarietà che sto sentendo in questo momento.. sentimento che in questa inevitabile solitudine, forse riesce, con la vostra umanità, a stemperarsi pochino.

Sì, sento proprio questo, la vostra umanità, l'umanità della fragilità umana che ci accomuna tutti... siamo così lontani, siamo così soli, ma se solo riuscissimo ad uscire dalle nostre individualità e sentire quanta sofferenza e quanto dolore ci accomuna... ma anche quanto bene e bellezza!...

...perché ognuno noi e forza e debolezza allo stesso tempo, bene e male, bellezza e bruttezza, bisogna 'solo' essere capaci di far prevalere l'uno sull'altra... e purtroppo non è sempre facile.

Grazie Grazie di cuore e entrambe!





Grazie T., hai aggiunto delle cose personali che potrebbero essere aggiunte al mio racconto e che spero faranno parte del mio futuro... Per adesso non c'è un futuro, ho sempre fantasticato su tutto, progettato, programmato, sapevo benissimo cosa volevo, cosa non volevo, quello che sarei stata, che non sarei stata... adesso per la prima volta nella mia vita la lavagna è vuota... è vuota e mi sento sollevata!... anche se spero che questa lavagna vuota, appena cancellata, possa essere presto riscritta con tanti e tanti colori... Sto lavorando duramente, come ho già detto sono in psicoterapia da un medico, le cose procedono, lentamente ma procedono... ma adesso per la prima volta nella mia vita: NON HO PIU' FRETTA! Leggo molto, sto cercando di riprendermi anche sul lavoro, che ovviamente ha risentito della mia situazione emotiva, insomma mi sto impegnando molto lottando con tutta me stessa contro me stessa in un certo senso... proprio come dici in altre parole tu... passo da una crisi all'altra, dovute alla sua mancanza... ma forse alla mia, a quella me stessa che ancora devo trovare... e sentire la tua testimonianza mi ha dato ancora più forza e determinazione! Grazie.

Per adesso, spero ogni giorno di stare meglio, spero che l'astinenza diventi piano piano piano solo un piccolo ricordo. Un abbraccio e entrambe.



il contesto culturale nel quale viviamo ci porta a essere madri anche con i nostri mariti e/o compagni. Siamo cosi totalmente pregne di questo modo di essere che non ci rendiamo neppure conto dei nostri comportamenti. Siamo sempre mamme e come tali sempre disposte ad accettare ,giustificare e subire i comportamenti egoistici dei nostri mariti/figli.Si dice che l'amore materno sia il piu grande; se volessimo bene come vuol bene una madre non ci sarebbero conflitti.Non sono daccordo ma ammettendo pure che cosi fosse ,io non sono la madre del mio compagno;io sono un suo pari;la mia dignita e la sua sono sullo stesso piano; il mio bisogno e il suo bisogno attendono pari risposte. L'amore non puo essere a senso unico e,guarda caso ,sempre o maggiormente da parte della donna.Penso che dobbiamo imparare a essere donne,farci rispettare,chiedere e in alcuni casi anche pretendere.Non possiamo e non dobbiamo porci sempre e solo nella condizione di accettare,giustificare,subire l'altro ;dobbiamo imparare a vivere la nostra vita nel sano egoismo.Difficile?si infinitamente ma ce la possiamo fare e tu hai iniziato.Sei riuscita a dire basta pur accompagnandolo ancora (come la mamma accompagna il suo bimbo) nella ricerca della sua casa e nel mettere in valigia i suoi indumenti.Sei stata brava e sopratutto ,in questo caso ,hai usato il tuo essere mamma finalmente per te stessa.Parli del vuoto che hai intorno e ti chiedi perche avvenga nonostante lui fosse cosi come era: io penso che ci abituiamo facilmente e accettiamo una compagnia, qualsiasi essa sia, pur di non stare sole . Nessuno ci ha insegnato a vivere con noi e per noi prima di tutto;gia nelle scuole si parla sempre e solo di socializzazione confondendone o limitandone il significato;si sviluppa nel bambino il bisogno degli altri e non si sviluppa per niente la capacita di autonomia.E cosi ci portiamo la nostra zavorra sulle spalle e liberarcene ,da adulti,ci fa anche sentire in colpa.Spero per te giornate serene ,anche dalla sofferenza possiamo tirarne fuori quanto piu di positivo puo esserci.A me capita di trovare le soluzioni migliori proprio quando sto male perche mi martellano nella testa,invece quando sto bene non ci penso anche se prima o poi risaltano fuori.Un forte abbraccio e un Buona Fortuna.



VI RINGRAZIO



Eleonora Età: 41 Vi ringrazio, attraverso le vostre pagine, sono riuscita a vedere meglio in me, ho capito il perchè i miei gesti di autolesionismo fisico da bambina, e il perchè si sono trasformati in scelte autolesioniste da adulta, il punto è che una volta capito e analizzato tutto occore raccogliere tutte e proprie forze per seguire una strada diversa da quello che si percorre. il punto per me è che dopo avere "camminato" cosi a fatica non trovo energie,e mi sembra che preferisca nascondermi dietro una ragnatela di sofferenza, piuttosto che affrontare tutto, strapparmi il dente, soffrire, ma non più a lungo. l'ho scritto anche nelle riflessioni: "questo nido di sofferenza è l'unica realtà che io abbia mai conosciuto." e qui mi blocco, e non capisco..non reagisco... e mi do della pazza, o della stupida..



COMMENTO



Eleonora, non dire dire così! Non sei pazza... non è per questo motivo che una persona è pazza! Non sono certo pazze le persone che rivolgono il proprio dolore, la propria sofferenza verso se stesse ad essere pazze... ma semmai quelle che la rivolgono verso gli altri, con crudeltà e premeditazione. Mi permetto di scriverti queste cose anche se non ti conosco perché forse siamo qui anche per questo, e perché mi hanno colpito molto le tue parole... "dopo avere "camminato" cosi a fatica non trovo energie, e mi sembra che preferisca nascondermi dietro una ragnatela di sofferenza, piuttosto che affrontare tutto, strapparmi il dente, soffrire, ma non più a lungo... "questo nido di sofferenza è l'unica realtà che io abbia mai conosciuto"... e proprio lì sta il nodo della questione: ciò che abbiamo conosciuto per mano dei nostri genitori, è ciò a cui siamo abituate.

Quando sei cresciuta nel dramma, nel dolore, nella sofferenza, nell'ansia, nella solitudine è a questo che sei abituata ed è difficilissimo ragionare che la vita forse può anche essere altro, o ragionare che forse ci piacerebbe altro, perché forse non sappiamo neanche noi cos'è che veramente ci piace... si preferisce stare in una dimensione che ci è familiare, anche se dolorosa, ma familiare, anziché andare a cercare altro...

Perché questo vorrebbe dire cambiare, e cambiare è molto dura molto dura... pensa il solo ammettere di dover cambiare quanto ci infastidisce!

E' difficile pensarsi dentro un altra dimensione, perché questo vorrebbe dire veramente strapparsi la pelle di dosso... ma ti assicuro, ti assicuro che molto più doloro pensare a questo passaggio che sfangarla quando l'hai deciso di farlo.

Un anno fa ho scelto di vivere, decidendo di lasciare la persona che credevo di amare più di ogni altra cosa al mondo, anche più della mia stessa vita e della mia stessa felicità, ad agosto ci siamo separati dopo dieci anni (non mi dilungo su questo, ne ho parlato a lungo sul post “SONO STATA GHEISHA E MADRE”)... a gennaio scorso ho pensato seriamente al suicidio, ragionato su questa scelta, valutato razionalmente come avrei lasciato le poche persone che amo, mi ha fermato il solo pensiero del dolore che avrei provocato a mia sorella, solo questo... pensa... Ancora non sono consapevole che forse avrei dovuto pensare a ciò che avrei lasciato io, e invece no... è da lì che per fortuna ho deciso di andare da un medico, con il quale sono tuttora in terapia...

Sinceramente senza di lui, e forse senza di me, non ce l'avrei fatta a fare questo passaggio.

Ma quando riesci a scegliere questo sei già sulla via della guarigione. Come vedi non è stato facile.

Adesso sono qui da sola a scrivere su una lavagna appena cancellata, a pensare se lo avessi fatto prima, a rimuginare sulla sua ambiguità che mi ha tenuta lì più di me, a sopportare che ogni mercoledì mi invi messaggini carini, di affetto, di manifestazione della mia mancanza, di manifestazione di quanto sono per lui... ecc. ecc. (e io gli rispondo anche...!)... e provo a ripetermi “tutte stronzate”, a cui però, io ovviamente credo...

Non so cosa mi aspetta, ho 35 anni e non sono proprio la persona che avrei voluto essere a quest'età... avrei voluto un figlio, una situazione economica meno alternata, e più strutturata, un marito al mio fianco con cui condividere questa vita... ma invece sono qui, nella merda, da tutti i punti di vista, a cercare di riposizionare tutti i tasselli, a dirmi forse devo lavorare su questo... su quest'altro... a provare a incanalare la rabbia in certo modo, a provare a cambiare il ruolo che mi hanno affibbiato quei pezzi di merda dei miei genitori... a non mollare sul lavoro... (purtroppo ho degli impegni economici che non me lo permettono) ecc. ecc. che fatica!...

Una fatica bestiale. E se solo potessi... mi ibernerei fino al 2010!... O dormire fino al 2012...

E invece non posso, e allora penso che se forse sono qui c'è un motivo...ma sono qui sola, confusa, scioccata, ma sto sempre meglio di quando stavo insieme a lui!

A volte è difficile 'sopportare' tutta questa tranquillità, serenità a tratti... è difficile spiegarlo a parole, ma anch'io spesso sento che non è a questo quello a cui sono abituata!

Penso che non sono abituata ad ascoltarmi, a sentirmi e non ancora ho imparato perché non me lo hanno mai insegnato, e allora penso a tutte le cose che devo imparare per dare un senso alla mia vita.... e questo miracolosamente mi fa stare meglio. Perché mi da la speranza che forse, quando starò meglio, saprò anche scegliere meglio! Un abbraccio.



 


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