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Rubriche > DIALOGO CON L'EDITORE > Caro editore, la Morte per il Cristiano: Un Passaggio nella Vita Eterna?
Caro editore, la Morte per il Cristiano: Un Passaggio nella Vita Eterna?
Articolo di Giuseppe Piccolo pubblicato il 21/1/2014 (1364 Letture)
La croceLa prima cosa che dovremmo dire a riguardo della morte è che essa non è naturale, essa non è qualcosa di intrinsico alla natura umana stessa. Pensiamo al mondo prima che Adamo mangiasse il frutto proibito: in esso non vi era alcuna morte. Non vi è morte in cielo, dove vi sono i santi glorificati, e non vi sarà la morte nei nuovi cieli e nella nuova terra. La morte non è essenziale all’essere umano, alla sua natura. La morte entrò nel mondo attraverso la caduta, e non era presente nella creazione al momento in cui essa fu creata. In questo senso limitato, cioè in quanto la morte è la sorte dell’umanità fin dalla caduta, essa è parte dell’umanità, ed è naturale. 

La Morte del Cristiano: Un Passaggio nella Vita Eterna ! 

Gesu


LETTURA:



Leggiamo il Giorno del Signore 16:





D. 40 Perché Cristo ha dovuto patire la morte? R. Perché a motivo della giustizia e della verità di Dio non si sarebbe potuto pagare per i nostri peccati in altro modo che con la morte del Figlio di Dio.



D. 41 Perché fu sepoltoR. Per attestare così che era veramente morto.



D. 42 Poiché dunque Cristo è morto per noi, com'è che anche noi dobbiamo morire? R. La nostra morte non è un pagamento per il nostro peccato, ma solo un’abolizione del peccato ed un passaggio nella vita eterna.



D. 43 Quale ulteriore beneficio riceviamo dal sacrificio e dalla morte di Cristo alla croce? R. Che in virtù d’esso il nostro vecchio uomo viene crocifisso, ucciso e sepolto con Lui così che le malvagie concupiscenze della carne non regnino più in noi, ma che noi stessi ci offriamo a Lui come sacrificio di ringraziamento.





SERMONE:




Quando un figlio di Dio comincia a capire la fede biblica e Riformata, sorgono naturalmente alcune domande, per esempio riguardo la Trinità: come può essere che Dio è tre e tuttavia uno? Egli così capisce che Dio è tre in Persone, ed uno in Essere, non vi è contraddizione in quanto è tre in un senso ed uno in un altro senso. Questo spiega il punto ma comunque percepiamo che vi è qualcosa su cui non abbiamo perfetta chiarezza, e su cui continuiamo a farci domande. Un altro esempio è la comprensione dell’eterna elezione e riprovazione di Dio, per la quale alcuni sono scelti a vita eterna per sola grazia, ed altri sono scelti a distruzione eterna nella via dei loro peccati. Ci chiediamo così se Dio sia ingiusto, come chiede Romani 9, e studiando più approfonditamente la peccaminosità dell’uomo e la magnificenza della grazia di Dio crediamo in questa verità rivelata. La verità della giustificazione per sola fede e della giustizia che si ha in Cristo ci fa chiedere se le nostre proprie opere costituiscano anche solo parte della nostra giustizia per essere giustificati dinanzi a Dio, e ci domandiamo perchè dobbiamo fare buone opere se la giustizia di Cristo è la sola giustizia per la quale ci troviamo giustificati dinanzi a Dio. E così piano piano comprendiamo che non facciamo buone opere per meritare, perchè non possiamo meritare niente dinanzi a Dio, ma perchè in tal modo mostriamo che siamo grati che Cristo ci ha salvati, e per aiutare altri, e che per queste opere verremo redarguiti per grazia e non per merito. Tuttavia continuiamo a ponderare queste e altre simili questioni che sorgono in modo naturale leggendo la Bibbia, ascoltando la predicazione della Parola di Dio o nell’istruzione catechetica, o discutendo le cose di Dio tra fratelli o anche quando abbiamo occasione di parlarne ai non credenti. La domanda 44 nel nostro Giorno del Signore è una di queste questioni: Poiché dunque Cristo è morto per noi, com'è che anche noi dobbiamo morire? Questa domanda forse non è mai sorta nelle vostre menti, e forse, se posso esprimere un’opinione, sorge in fase avanzata della propria comprensione della Parola di Dio, mentre meditiamo sui misteri della redenzione e viviamo come figli di Dio. E in quanto tali noi dovremmo fronteggiare questa domanda ed ottenere una risposta dalla Parola di Dio. Quando noi consideriamo due grandi verità fianco a fianco, ovvero quella del miracolo della redenzione in Cristo e della vita eterna di cui godiamo in Lui, da un lato, e quella riguardante la morte e la punizione dovuta alla morte, dall’altro, ci chiediamo come può essere che noi che abbiamo la vita eterna in Cristo dobbiamo morire? Come mai, noi che abbiamo comunione con Dio in Cristo, ed abbiamo parte con Lui alla Sua vita gloriosa, con Lui Che è la risurrezione e la vita, il principe della vita, poi moriamo? Come mai, se abbiamo la vita eterna e siamo passati dalla morte alla vita, moriamo? Se pensiamo alla sostituzione di Cristo alla croce, nella quale Egli ha posto fine alla morte, se sappiamo della morte della morte nella morte di Cristo, come famosamente si espresse il Puritano John Owen, se Cristo morì al nostro posto, perchè anche noi dobbiamo morire e subire la morte? Se II Timoteo 1:10 dice che Gesù Cristo ha abolito la morte ed ha portato la vita e l’immortalità alla luce attraverso il Vangelo, perchè allora moriamo? Ora potrete forse realizzare la forza di questa domanda! L’insegnamento biblico sulla morte, che è poco compreso, a cui si accenna anche nel nostro Giorno del Signore, ci fornisce conforto, specialmente quando riguarda la morte di un credente o la nostra propria morte, a cui tutti noi sicuramente pensiamo. Se Cristo non ritorna nello spazio della vostra vita, di certo dovremo morire e fronteggiare questa realtà. Consideriamo quindi:


La Morte del Cristiano: Un Passaggio nella Vita Eterna



Il Significato della Morte

Il Passaggio della Morte





La prima cosa che dovremmo dire a riguardo della morte è che essa non è naturale, essa non è qualcosa di intrinsico alla natura umana stessa. Pensiamo al mondo prima che Adamo mangiasse il frutto proibito: in esso non vi era alcuna morte. Non vi è morte in cielo, dove vi sono i santi glorificati, e non vi sarà la morte nei nuovi cieli e nella nuova terra. La morte non è essenziale all’essere umano, alla sua natura. La morte entrò nel mondo attraverso la caduta, e non era presente nella creazione al momento in cui essa fu creata. In questo senso limitato, cioè in quanto la morte è la sorte dell’umanità fin dalla caduta, essa è parte dell’umanità, ed è naturale. Ma comunque essa è un invasore, e non appartiene alla natura della creazione stessa, essa non dovrebbe essere qui, e non sarebbe qui se non fosse per il peccato, e alla fine sarà annullata per sempre! La morte entrò e invase il mondo attraverso Adamo, attraverso la sua trasgressione, come dice Romani 5:12: Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. La morte non è naturale, ma è il salario del peccato (Romani 6:13), è la redarguizione per il nostro peccato. Gli angeli eletti, che non hanno peccato al principio, e che non peccheranno mai, non morirono e non moriranno mai. In quanto il salario del peccato, la morte è una punizione, una punizione da parte di Dio, come dice Ezechiele 18: l’anima che pecca morirà, l’anima che pecca io (cioè Dio) la ucciderò. Ciò fu dichiarato ad Adamo prima che la morte fosse nel mondo, Dio lo avvertì: nel giorno in cui ne mangerai per certo morirai! Letteralmente Dio disse: morendo tu morirai, un’espressione enfatica. Adamo mangiò del frutto e di fatto morì, morì perchè fu separato spiritualmente da Dio, e perse l’immagine di Dio e assunse l’immagine del diavolo. Morì perchè era totalmente depravato e malvagio, e i semi della dissoluzione fisica furono seminati in lui. In quanto una punizione di Dio, la morte porta con sè la maledizione e l’ira di Dio. La maledizione di Dio è una potente parola di giudizio, e porta con sè desolazione, morte e distruzione sull’uomo per il suo peccato. Salmo 88:7: la tua ira giace pesante su di me; e come se fosse la morte sta per afferrarlo, e lui, benchè un credente, fa esperienza in qualche modo della morte. La morte è sempre qualcosa di spaventoso, è una distruzione (Salmo 88:11), come dice I Corinzi 15:26, che la chiama "l’ultimo nemico" che Dio distrugge alla fine, ed essa ha un pungiglione, un dardo che la rende dolorosa e terribile, ed è il peccato. Soltanto la Fede biblica fa giustizia alla verità sulla morte. Gli empi, che per un tempo ridono di essa, di solito provano ad ignorarla, ma comunque non possono ignorarla nel suo terrore, ed essa è tutto attorno a noi, nel mezzo di questa vita. Gli antichi pagani ritraevano la morte in termini mitici, l’umanesimo evoluzionistico vede la morte come parte e parcella del processo evoluzionsitico, naturale come una scimmia che diviene un uomo. Questo pensa il mondo. Ma la Bibbia dice che la morte è un intruso innaturale, ed è un nemico che non dovrebbe essere qui e che un giorno non sarà più qui. Essa è una punizione di Dio per il peccato, che porta l’ira e la maledizione di Dio, è un giudizio direttamente proveniente da Dio su Adamo, il nostro rappresentante federale, e su tutta la razza umana che lui rappresentava.




Nella morte fisica, inoltre, il corpo e l’anima si separano, ed anche questo non è naturale, perchè Dio fece l’uomo come una sola entità, con due aspetti, uno fisico ed uno spirituale. L’uomo è diviso nella morte, e l’anima che è immateriale si divide dal corpo, che è materiale. Il peccato quindi ci separa non soltanto da Dio spiritualmente, ma ci separa da noi stessi, ci separa dal nostro stesso essere. Spesso questa separazione di corpo ed anima è preceduta da dolore e sofferenza. Il Salmo 88:2 parla di una perdita di forza e vitalità e ordinariamente dopo che moriamo noi e il nostro corpo siamo posti in una tomba, e lì ci decomponiamo. Questa è la maledizione e l’ira di Dio che persegue l’uomo nella morte, ed oltre la morte. La morte separa l’uomo non soltanto nella sua stessa costituzione fisica, ma anche dall’intera sua vita terrestre, dalla sua casa, dal suo lavoro, dal suo posto in questo mondo. La Scrittura dice che il nostro luogo non ci conosce più. L’uomo non vi ritorna più, e la sua esistenza in questo mondo termina. Tutti i nostri amici e la nostra famiglia scompaiono, Salmo 88:18: amante ed amico hai allontanato da me, e la mia conoscenza nelle tenebre; verso 8: hai allontanato la mia conoscenza da me, mi hai reso un’abominazione a loro, sono rinchiuso e non posso uscire. Il Salmista qui parla dell’avvicinarsi della morte, e dell’ira che porta. Nella morte noi non possiamo più lodare Dio nel nostro corpo, verso 10: mostrerai tu meraviglie ai morti? Forse che i morti risorgeranno e ti loderanno? Selah. Forse che la tua benignità sarà dichiarata nella tomba e la tua fedeltà nella distruzione? Forse che le tue meraviglie saranno note nelle tenebre? E la tua giustizia nella terra della dimenticanza? Così il pensiero della morte è spaventoso, specialmente per chi è al di fuori di Cristo, e al verso 3 il Salmista parla di "guai," al verso 15 e 16 di "terrori," di un luogo di tenebre (12), un luogo di silenzio dal quale non vi è ritorno se non per un miracolo di Dio. Essa è anche un luogo ignoto. La Bibbia ne parla e molto, ma siccome non siamo mai stati lì personalmente essa comunque ci è ignota. E questo naturalmente ce la fa temere, ed a volte questa paura paralizza le persone. Con la morte giunge anche la tristezza e il dolore di coloro che sono lasciati da chi muore. Nessuno vive e muore per se stesso, dice la Bibbia. Il credente percepisce che un intruso, una persona non benvenuta si è intromessa ed ha portato via, ha rubato un caro. La domanda quindi rimane: Siccome Cristo è morto per noi, gli eletti, i redenti, perchè dobbiamo morire anche noi?




A questo punto dobbiamo introdurre una distinzione vitale. Da un lato vi è la morte stessa e la morte degli empi, dall’altro lato vi è la morte del credente. Per il non credente la morte è ira, giudizio e maledizione, senza alcuna mitigazione. Non vi è alcuna grazia comune o amore generale nella morte per gli empi, non vi è alcuna grazia generale nei giorni o nei momenti che la precedono, perchè in essa vi è ira e solo ira, un giudizio di Dio sull’uomo per il suo peccato. Il Libro della Legge dice che essa è la maledizione per il peccato, e tutti gli uomini hanno peccato, e al di fuori di Cristo, Che ha portato su di Sè la maledizione, non vi è alcuna benedizione. Ma per il credente la morte è differente. Essa è morte, ma non è una punizione! Dio non punisce il credente quando porta via la sua vita, perchè l’intera punizione dovuta a lui per i suoi peccati fu presa da Cristo! La morte per il credente non è una punizione ma un passaggio, non è una fine, un termine, ma una via d’entrata, che prepara alla gloria. Essa è la via alla presenza del Padre. La Scrittura insegna che Gesù Cristo prese l’intera ira, maledizione e giudizio di Dio dovuta alla morte, nella Sua sofferenza e nella Sua morte. Egli prese su di Sè i nostri peccati, le nostre iniquità furono imputate a Lui, furono messe a Suo conto, riconosciute come Sue proprie, e così il Santo e il Giusto, Colui Che non ebbe mai peccato fu visto da Dio come colpevole, terribilmente e dannabilmente colpevole! Cristo fu un’offesa alla terra, e dovette morire perchè era colpevole, colpevole per noi! Egli prese su di Sè i nostri peccati, e prese su di Sè il salario del peccato, che è la morte. La morte è maledizione, è giudizio, è punizione inflitta dal Dio giusto, e Cristo prese su di Sè la morte con il suo pungiglione, col suo dardo, la furia e il giudizio di Dio. Questo significa che nella morte di Cristo vi fu la morte della morte.




Per il popolo di Dio la morte porta con sè tutti i suoi aspetti, ma l’ira e il giudizio di Dio sono assenti. Per il credente quindi la morte è ancora una divisione di corpo ed anima, ma essa non giunge come una terribile punizione di Dio. Essa è il mezzo con cui Dio ci porta ad essere con Cristo in cielo, ed essa giunge al credente non col giudizio ma con l’amore di Dio, come d’altro canto ogni altra cosa che giunge al credente è nell’amore di Dio! Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei Suoi santi! La morte per il credente include separazione dagli amici, dai propri cari, dalla chiesa militante, dalla propria casa e dal proprio luogo in questo mondo, e da ogni possedimento che si ha. Ma noi lasciamo questo per andare in un altro mondo, in un mondo migliore! Noi non possiamo essere in tutti e due allo stesso tempo. Dio ci porta da un mondo all’altro. Essere con Cristo è molto meglio che essere qui, e con Lui abbiamo una casa migliore, come dice Filippesi 1. Saremo in una chiesa migliore, dove non vi sarà più peccato, non vi saranno più lotte col mondo, avremo dei migliori amici e un amore molto più profondo e privo di peccato, delle relazioni molto migliori di quelle di cui abbiamo mai goduto qui sulla terra. Gesù ci ha detto (Giovanni 14) che Egli è andato a prepararci un luogo, e che dove è Lui lì saremo anche noi! Per il credente vi potrebbe essere anche dolore nella morte, e Dio ha stabilito sia il giorno in cui dobbiamo morire che il modo in cui dobbiamo morire. Alcuni di noi potrebbero morire per un incidente di macchina, altri nel sonno, alcuni con un attacco di cuore, con un cancro, o qualsiasi altro modo. Dio ha deciso questo per ognuno di noi. Per alcuni di noi vi potrebbe essere dolore prima di morire, per altri no. Tuttavia, anche se prima di morire nelle nostre vite vi sarà dolore, il dolore è parte di questa vita, e Dio ce lo manda per provarci e castigarci a volte, e in ultima analisi sempre per farci del bene. Le stesse cose che accadono al non credente accadono al credente nella morte, ma esse non ci giungono con l’ira di Dio, ma con l’amore di Dio.




Tuttavia il credente anche ha paura nella morte, una paura non necessaria, che proviene dall’incredulità della propria carne. Il credente potrebbe pensare: magari è tutta una grande menzogna, sono stato ingannato, forse Gesù non risorse dai morti, o forse è vero ma non per me, forse io non sono veramente salvato, e tutta la mia vita sono stato un ipocrita, e ho ingannato me stesso e gli altri. A volte tutti noi pensiamo queste cose, a motivo di nostri peccati. Il Catechismo chiama queste cose "dubbi infernali," essi giungono dall’inferno. Ma a questa paura peccaminosa e non necessaria si aggiunge anche una paura naturale, un certo tentativo di sottrarsi alla morte, che fa parte della natura umana stessa, perchè la morte è innaturale. Noi abbiamo conosciuto solo un tipo di esistenza e non sappiamo cosa sia essere separati dal corpo per un tempo, ed esso ci appare come qualcosa di strano e di pauroso.




Dio può prendere una persona nella gloria in qualsiasi modo Egli voglia che sia coerente con la Sua sapienza e grazia. Due persone, Enoc, prima del diluvio, ed Elia, dopo il diluvio, non morirono, ed alcuni nel futuro, quando Cristo ritorna, non moriranno. La morte non è il solo passaggio nella gloria. Dio avrebbe potuto scegliere perfino altre vie per condurre le persone in gloria, ma le Scritture ci insegnano che la maggior parte delle persone approcciano le porte della gloria attraverso le porte della morte. E’ stabilito che l’uomo muoia una volta, e così è stabilito che egli vada in gloria attraverso la morte. E perchè Dio vuole prendere la maggior parte del Suo popolo alla gloria attraverso la morte? In parte perchè Cristo andò in gloria attraverso la morte, e noi seguiamo nelle Sue orme, in parte perchè Dio desidera rendere chiara in questo mondo l’antitesi. Ogni cosa di cui il non credente fa esperienza in questa vita è anche l’esperienza del credente (a parte l’ira e la maledizione di Dio). Dio vuole che alcuni del Suo popolo siano devastati negli tsunami, proprio come alcuni dei non credenti, che alcuni del Suo popolo siano poveri, come alcuni dei non credenti, che alcuni del Suo popolo siano ricchi, come alcuni dei non credenti, in modo che il credente faccia esperienza di tutte le cose disponibili in questo mondo così come il non credente, inclusa la morte. E’ una specie di prova, come fu con Giobbe. Hai visto il mio servo Giobbe? Non vi è nessuno come lui in tutta la terra, Dio disse a Satana. Voglio mostrarti un uomo in cui opera la mia grazia! Ho dato agli empi pioggia dal cielo, e raccolti fruttuosi, e gli empi l’hanno sprecate al servizio del peccato! Ma guarda a questo mio servo, che tutti hanno ignorato e disprezzato, egli mi ringrazia alla sua tavola, perchè Io gli ho dato queste cose. Quell’empio quando gli è accaduto un incidente mi ha maledetto e ha pronunciato il mio Nome invano come del resto ha fatto tutti i suoi giorni, ma questo mio figlio quando gli è accaduta una cosa dura si è umiliato, ed ha superato questa difficoltà per grazia. E così sarà anche alla morte di quel figlio di Dio. Dio vuole che gli empi e i giusti attraversino tali cose per mostrare il miracolo e la meraviglia della Sua grazia in ogni area della vita, inclusa la morte.




Poiché dunque Cristo è morto per noi, com'è che anche noi dobbiamo morire? Negativamente, la nostra morte non è un pagamento per il nostro peccato, non vi è alcun giudizio o maledizione su di noi nella nostra morte, e noi non espiamo o paghiamo per alcun peccato attraverso la nostra morte. La nostra morte invece è solo un’abolizione del peccato ed un passaggio nella vita eterna. E ciò ci dice anche un’altra cosa importante: che noi non siamo interamente santificati. Non siamo ancora pronti ad andare in cielo, e Dio ha stabilito che saremo interamente santificati alla morte. Non è la morte stessa a santificarci interamente, ma è Dio Che mediante il Suo Spirito ci santifica interamente, e lo fa alla morte. Attraverso la morte Dio ci rende adatti alla vita celeste, e ci prende così nella Sua gloria eterna.




 


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